Le interviste di Urbanfile Go Out: Lorello – SanNolo? E’ “colpa” sua. Dal quartiere al palcoscenico

Urbanfile Go Out intervista Lorello (Lorenzo Campagnari), direttore artistico del Festival di SanNolo

SanNoLo nasce come un gioco serio: oggi cos’è diventato per te? Un festival, un osservatorio sulla musica emergente o una piccola fotografia della Milano che suona?

Innanzitutto è un progetto in cui, a vario titolo, sono coinvolte un sacco di persone. Persone che alla fine dell’evento manifestano un grande entusiasmo e un effetto benefico. Direi che è principalmente un evento che fa star bene chi ci lavora, chi canta, chi viene come ospite e anche chi è nel pubblico.

Milano come palco. Quanto conta Milano, e in particolare il quartiere NoLo, nell’identità del Festival? SanNoLo potrebbe esistere altrove o è figlio diretto della città in cui nasce?

Essendo un contest musicale farlo a Milano dove case discografiche, management, artisti e varie realtà importanti son presenti mi sembra più facile. Nolo è stato determinante per l’impulso proattivo che ha dato il quartiere col suo attivismo singolare per una metropoli ma anche con la sua capacità di non prendersi troppo sul serio come abbiamo fatto fin dalla prima edizione. Farlo altrove? Via da Milano mi pare difficile, magari fino a Porta Venezia ci possiamo spingere.

Dal palco al pubblico. SanNoLo è tutto dal vivo, senza filtri e senza televoto. Perché per te il live resta ancora oggi il vero banco di prova per un artista?

Invidio moltissimo i cantanti che fanno i concerti con i palazzetti e gli stadi adoranti. É una forma di gratificazione che né la televisione né i social riescono a replicare, se non in forma mediata.  Un’espressione artistica non deve per forza passare dal live ma a me è quella che gasa di più. Ps: e comunque il televoto ce l’abbiamo…ce l’abbiamo!

Le selezioni di Magari SanNoLo sono spesso il primo vero palco per molti artisti. Quanto è importante, per un festival come questo, prendersi il rischio di scommettere su chi è ancora “non pronto”?

Magari SANNOLO, le selezioni, che abbiamo iniziato per scherzo tre anni fa e che stanno avendo un seguito interessante, in realtà nascevano per far conoscere meglio il festival anche nei mesi precedenti. In realtà si sono rivelate un ottimo strumento per conoscere i ragazzi, la loro musica e la loro capacità performativa, permettendo anche di capire, in un’ottica di miglioramento anno dopo anno, chi non fosse pronto per il contest ufficiale.

Cosa cerchi davvero. Quando ascolti una canzone in gara, cosa ti colpisce per primo? La scrittura, l’attitudine, la voce o qualcosa che non si può spiegare?

Sono autore di Xfactor da tanti anni, ho fatto tanta radio, e da sempre ascolto tanta musica. Non sono un esperto e ho un orecchio molto pop. Quindi vengo attratto dalla probabile hit ma sgamo subito se arrangiata male, registrata così così o magari senza anima. Poi anche “le mattate” mi attirano ma sempre se solide. E infine faccio sempre un giro sui social dei candidati per capire l’attitudine: non potendo fare casting live è uno strumento che a volte aiuta.

SanNoLo vs talent. In un’epoca dominata dai talent show, SanNoLo sembra andare in direzione opposta. È una scelta culturale, politica o semplicemente istintiva?

Ma venendo da Xfactor non posso che parlare bene dei talent (ahaha) che spesso vengono demonizzati perché il presupposto di partenza è che creino un successo immediato. È un’occasione per farsi conoscere, nata soprattutto quando non ce n’erano altre. Oggi le piattaforme hanno dato molte più possibilità e infatti abbiamo le classifiche piene di artisti che non sono passati dai talent e nemmeno dalla tv. Sannolo mi sembra un progetto fatto in casa, sincero, onesto e inclusivo.
Forse sì, nella società in cui siamo, è una piccola rivoluzione culturale e toh, sogno in grande, pure politica.

Il rapporto con l’industria. SanNoLo è diventato negli anni un punto di osservazione anche per addetti ai lavori, radio e professionisti. Come si mantiene l’equilibrio tra indipendenza e dialogo con l’industria musicale?

È un lavoro cui tengo molto: invito, in giuria, solo professionisti e realtà che, in vari modi, possano dare serietà e la giusta visibilità al contest. Creiamo delle vere e proprie experience che possono sfociare in collaborazioni: Francamente lavora tutt’ora con Goedi conosciuto grazie a Sannolo, lo stesso per Alec Temple e Fluido Studio. Poche settimane fa Pietro Camonchia della Metatron parlava del nostro contest con parole commoventi per una piccola realtà come la nostra. Ci si prova e si aggiusta il tiro di anno in anno.

Pubblico e comunità. Il pubblico di SanNoLo è parte attiva del Festival. Che tipo di comunità si è creata intorno a questo progetto?

Un’altra cosa che mi riempie d’orgoglio è scoprire che realtà sia conosciuta fuori dal quartiere o fuori da Milano. Mi sembra incredibile. Nel 2025 sono arrivate quasi 500 iscrizioni da tutta Italia frutto principalmente del passaparola, anche social. Si è creata una comunità molto attiva e partecipante: l’anno scorso abbiamo fatto tre serate sold out di cui la finale è andata esaurita in 1ora.

Crescere senza snaturarsi. Il Festival cresce, cambia location, coinvolge sempre più persone. Qual è la cosa che non vorresti mai perdere, anche tra dieci anni?

L’autonomia e la libertà di fare esattamente quello ci piace. E avendo l’obbiettivo di crescere so bene che non è facile non vendere l’anima al diavolo

C’è qualcosa, in questa edizione, che senti particolarmente rappresentativa di quello che SanNoLo è oggi?

É un anno importante e complesso. Non ci sarà più a condurre con me Rovyna, la mia amatissima e bravissima partner, anima del festival dal primo anno che ha deciso di prendersi una pausa. Arriveranno nuovi e vecchi amici sempre per onorare questo clima senza obblighi o cachet: solo per il piacere di esserci. Mara Maionchi ad esempio sarà dei nostri solo per consacrare questo spirito.  

Uno sguardo avanti. Come immagini il futuro di SanNoLo? Più grande, diverso, o semplicemente ancora dal vivo?

Più grande, sempre più bello e magari con qualche fatica in meno nell’ organizzarlo.

Oggi SanNoLo intercetta molte aspettative. Come si fa a restare fedeli a un’idea iniziale quando intorno cresce l’attenzione?

Onestamente basta ricordarsi il motivo per cui lo si fa: non lo facciamo per diventare famosi o per arricchirci. Altrimenti ci saremmo già buttati nella Martesana. Lo facciamo per le ragioni di cui sopra. Finché avremo tutti chiaro questo scopo…sarà facile non tradire noi stessi.

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