In via Ampère, dentro un’ex officina trasformata in luogo di incontro, Upcycle nasce nel 2013 e mescola cucina nord-europea, grandi tavoli condivisi, coworking, libri, eventi e cultura della bicicletta



Ci sono posti dove si entra per mangiare e altri nei quali, quasi senza accorgersene, si finisce per trascorrere una parte della giornata. Upcycle Milano Bike Café appartiene decisamente alla seconda categoria. Siamo in via Andrea Maria Ampère 59, tra Città Studi e Casoretto, all’interno di un’ex officina raggiungibile salendo una rampa. Qui dal 2013 vive quello che si presenta come il primo Bike Café Bistrot d’Italia: contemporaneamente bar, bistrot, spazio di lavoro, luogo di incontro e piccolo centro culturale dedicato al mondo della bicicletta. La definizione di bike café, però, racconta solo una parte della storia. Perché da Upcycle si viene anche senza bicicletta: per una colazione, un pranzo, il brunch del fine settimana, una birra, per studiare qualche ora, assistere a una presentazione o semplicemente sedersi a uno dei grandi tavoli e incontrare qualcuno.
DA UN’EX OFFICINA A UN LUOGO DA VIVERE
Il nome contiene già buona parte della filosofia. L’upcycling è il processo attraverso il quale materiali o oggetti destinati a essere scartati vengono trasformati in qualcosa di nuovo, aumentando il loro valore ambientale o sociale. È esattamente ciò che è accaduto allo spazio di via Ampère: un vecchio garage abbandonato trasformato in un luogo aperto alla città. Il principio ritorna anche negli interni. Vecchie assi da cantiere e tubi idraulici sono stati recuperati nell’arredo, mentre biciclette, componenti e riferimenti alla cultura ciclistica costruiscono l’identità dello spazio senza trasformarlo in un locale a tema.



L’ambiente conserva volutamente qualcosa dell’officina: ampio, informale, essenziale, con grandi superfici vetrate e soprattutto lunghe tavolate comuni che cancellano buona parte delle distanze tradizionali tra un cliente e l’altro. È un’impostazione che guarda chiaramente al Nord Europa e che, quando Upcycle aprì nel 2013, a Milano era decisamente meno comune di oggi.
L’ISPIRAZIONE ARRIVA DAL NORD EUROPA



Dietro il progetto c’è un gruppo di appassionati delle due ruote e Avanzi – Sostenibilità per Azioni, tra i cofondatori di Upcycle. L’idea era costruire un luogo capace di mettere insieme mobilità sostenibile, convivialità, lavoro e cultura. La suggestione originaria arrivò anche da Look Mum No Hands!, bike café londinese che gli stessi fondatori hanno indicato come una delle fonti d’ispirazione del progetto. Upcycle nasce così nel 2013 con una ventina di persone coinvolte attorno all’idea di un urban bike café adattato alla vita milanese. Non soltanto, quindi, un bar nel quale parcheggiare la bici. L’ambizione era creare uno spazio nel quale mangiare, bere, lavorare, leggere, discutere, imparare e naturalmente pedalare potessero convivere. A più di tredici anni dall’apertura, è proprio questa impostazione a essere rimasta riconoscibile.
BERE, MANGIARE, PEDALARE

È il motto che sintetizza Upcycle. La bicicletta è il filo conduttore, ma il locale funziona durante quasi tutta la giornata. La mattina è caffetteria, a pranzo diventa bistrot, nel pomeriggio ospita chi studia o lavora, la sera si trasforma in luogo per aperitivi, cena ed eventi. Oggi esistono comunque alcune regole per mantenere l’equilibrio tra le diverse anime del locale: studio e lavoro sono consentiti dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 12:30 e dalle 15 alle 18, mentre nel weekend non è previsto l’uso del computer. Una scelta comprensibile per un posto che vuole continuare a essere coworking informale senza trasformarsi semplicemente in una sala studio.
LA CUCINA: MILANO CON LO SGUARDO RIVOLTO A NORD
Anche nel piatto l’ispirazione è nordeuropea. La cucina di Upcycle viene definita dal locale stesso semplice e genuina, costruita attorno a prodotti freschi, quando possibile locali, di qualità e legati alla stagionalità. Non è una cucina nordica gastronomica o sofisticata. È piuttosto una cucina confortevole, informale, fatta per essere mangiata a un tavolone insieme agli amici. Nel tempo sono diventati ricorrenti quiche, zuppe e creme, aringhe, salmone, baccalà, arrosti e spezzatini, insieme all’hamburger Upcycle e alle torte preparate in casa. La proposta comprende inoltre quotidianamente alternative vegetariane e vegane.




Il pranzo cambia frequentemente, seguendo disponibilità e stagione, mentre la proposta accompagna il locale dalla colazione alla cena. E qui si capisce un altro elemento dell’identità di Upcycle: il cibo non vuole diventare protagonista assoluto dello spazio, ma una delle componenti che permettono al luogo di vivere durante tutta la giornata.
IL BRUNCH SVEDESE DEL WEEKEND



Uno degli appuntamenti che accompagna Upcycle praticamente dalle origini è il brunch di ispirazione svedese. Già nel maggio 2013 il locale raccontava il suo brunch come una piccola incursione gastronomica nei fiordi scandinavi, tra pesce affumicato e preparazioni nordiche. Oggi il brunch resta parte della programmazione del sabato e della domenica. Nel DNA gastronomico del locale compaiono gli smørrebrød, le tipiche tartine aperte nordiche, insieme a pesce affumicato, salmone, aringa e altre preparazioni che negli anni hanno caratterizzato la cucina di via Ampère. E poi ci sono le torte fatte in casa, presenza costante della caffetteria: da accompagnare a caffè o tè anche fuori dagli orari dei pasti. Una nota particolarmente simpatica riguarda l’acqua: è alla spina ed è gratuita, disponibile anche in modalità self-service.
NON SOLO FOOD: UPCYCLE È SOPRATTUTTO UNA COMUNITÀ
Limitarsi al menu, però, significherebbe raccontare solo metà di Upcycle. Dal 2013 il locale porta avanti un fitto programma di presentazioni di libri, racconti di viaggio, incontri, dibattiti, proiezioni di documentari, mercatini, appuntamenti sulla mobilità sostenibile e presentazioni dedicate al mondo della bicicletta. Negli anni da qui sono passati grandi nomi del ciclismo italiano come Francesco Moser, Ivan Basso, Claudio Chiappucci, Davide Cassani, Marzio Bruseghin e Paolo Savoldelli, insieme a urban biker, randonneur e cicloviaggiatori.


Ma il punto non è costruire un club esclusivo per appassionati. Al contrario, la filosofia è mettere allo stesso tavolo il campione e chi usa semplicemente la bici per andare al lavoro. È forse questa la parte più riuscita del progetto: la bicicletta come pretesto per parlare di città.
VIAGGI, LIBRI, FILM E MOBILITÀ SOSTENIBILE
Scorrendo il calendario degli eventi si capisce quanto il concetto sia ampio. Si parla naturalmente di ciclismo, ma anche di urbanistica, sostenibilità, viaggi, alimentazione, diritti e trasformazioni della città. Ci sono serate dedicate alle grandi avventure su due ruote, presentazioni editoriali, film e documentari, incontri tecnici e momenti di confronto sulla mobilità urbana. Il calendario 2026 continua su questa strada: tra gli appuntamenti più recenti figurano la presentazione di Ciclopedia, eventi dedicati ai viaggi in bicicletta e il coinvolgimento di Upcycle nella nuova edizione di FeelMIbike, in programma dal 3 all’11 ottobre.


In quest’ultimo caso Upcycle partecipa a una settimana che comprende la Bike Night Milano-Lago, incontri sulla mobilità ciclabile e la grande pedalata cittadina Mille Mila Bici. È la dimostrazione di come, dopo oltre un decennio, il locale non abbia perso la propria funzione di presidio culturale legato alla mobilità attiva.
UNO SPAZIO PER LAVORARE, MA NON UN COWORKING
Un’altra anima importante è quella del lavoro. Upcycle si trova accanto al distretto di coworking e innovazione sociale di Avanzi e questa vicinanza non è soltanto fisica. Fin dall’inizio i due spazi sono stati pensati come ambienti capaci di contaminarsi. Wi-Fi, grandi tavoli e un’atmosfera poco formale hanno trasformato il bike café in una sorta di biblioteca di quartiere non dichiarata, frequentata anche dagli studenti della vicina area universitaria.


Ma non è un coworking tradizionale. Si può arrivare, ordinare un caffè, aprire il computer, leggere o lavorare per qualche ora senza che lo spazio perda la propria identità di bar. Ed è proprio il tentativo di far convivere queste funzioni differenti a spiegare le fasce orarie oggi dedicate espressamente a studio e lavoro.
L’UPCYCLING COME FILOSOFIA. Uno di quei posti che raccontano Milano
C’è infine un aspetto che distingue Upcycle da molti locali costruiti successivamente attorno a un’estetica “green”. Qui il concetto di upcycling è precedente alla moda. È applicato agli arredi recuperati, alle biciclette riconfigurate, alla volontà di limitare gli scarti in cucina e, più in generale, all’idea di attribuire nuovo valore alle risorse esistenti. La stessa ex officina ne è probabilmente l’esempio migliore: invece di cancellarne completamente la memoria, il progetto l’ha trasformata in qualcosa di diverso. E dopo più di tredici anni quella scelta continua ad avere senso.


Milano negli ultimi anni si è riempita di specialty coffee, bistrot, coworking, bakery e locali ibridi. Quando Upcycle aprì nel 2013, molte di queste contaminazioni erano decisamente meno diffuse. Forse è anche per questo che il locale conserva ancora oggi una personalità riconoscibile. Non serve essere ciclisti. Si può entrare per mangiare un piatto, bere una birra, lavorare, partecipare a un incontro oppure aspettare qualcuno davanti a una fetta di torta. Poi, inevitabilmente, si finisce per guardare le biciclette appese, ascoltare la conversazione al tavolo accanto o scoprire che quella sera qualcuno racconterà un viaggio dall’altra parte del mondo. Upcycle è prima di tutto questo: un luogo dove la bicicletta non è il punto di arrivo, ma il punto di partenza.
INFORMAZIONI
Upcycle Milano Bike Café
Via Andrea Maria Ampère 59, Milano
Telefono: 02 8342 8268
Email: info@upcyclecafe.com
Orari: lunedì 9:00–18:00; martedì-venerdì 9:00–23:00; sabato 10:00–23:00; domenica 11:00–16:00.
Per studio e lavoro: lunedì-venerdì 10:00–12:30 e 15:00–18:00; niente computer durante il weekend. Il servizio al tavolo viene effettuato durante i pasti.
Sito ufficiale: https://upcyclecafe.it
instagram: @upcyclebikecafe